IyEye of Benin – Comparing views on rituals

 

L’esposizione IyEye of Benin presenta opere che mettono a confronto prospettive differenti sui rituali, siano essi di natura mistica o legati alla vita quotidiana.

La mostra include quattro documentari, chiamati “Magia d’Africa”, realizzati da Achille Mauri durante la metà degli anni ’70, video di sette artisti beninesi (Ishola Akpo, Dimitri Fagbohoun, Pelagie Gbaguidi, Ines Johnson-Spain, Thierry Oussou, Totché, Séraphin Zounyekpe) e un altare dedicato alla sacerdotessa Mami Wata realizzato in Benin.

“The Iyeye of Benin” è una canzone popolare del Benin degli anni ’90. Il nome “Iyeye” fa riferimento alla più potente sacerdotessa del Benin, la madre spirituale del paese. La canzone é dedicata a Mami Wata, una divinità-sirena, venerata in Africa centrale, orientale e meridionale e durante la diaspora africana nelle Americhe. Spesso rappresentata per metà donna e metà creatura marina, Mami Wata unisce terra ed acqua, cultura e natura. É una madre nutrice, un simbolo di sensualità eterna, curatrice di malattie fisiche e spirituali e archetipo delle paure e dei desideri umani.

Esclusivamente per questa mostra, l’artista Georges Adéagbo, in collaborazione con Stephan Köhler, ha realizzato l’installazione: “L’Afrique, et l’Afrique à la Biennale de Venise de l’an 2017”.

Artisti in mostra:

Ishola Akpo / Dimitri Fagbohoun / Pélagie Gbaguidi / Ines Johnson-Spain / Achille Mauri / Thierry Oussou / Totché / Séraphin Zounyekpe e i participanti al video-workshop di Idrissou Mora-Kpais a Cotonou nel 2014.

A cura di Paolo Rosso con Georges Adéagbo e Stephan Köhler.
Advisors: Elena Agudio (SAAVY Contemporary Berlin) e Gigi Pezzoli (Centro Studi Archeologia Africana di Milano)

Aperto tutti i giorni, dalle 10 alle 19
Serra dei Giardini
Viale Garibaldi 1254
Venezia