Good Horn, Good Brakes, Good Luck

Dal 9 Agosto al 22 Novembre 2015

Serra dei Giardini, Venezia

La mostra presenta la ricerca effettuata nella città di Guwahati in Assam, India, da 7 artisti residenti a Venezia durante il periodo 2011-2015.

La città di Guwahati è la capitale dell’Assam e la più grande area metropolitana del nord-est dell’India. Si dice che sia la porta dell’India verso il sud est Asiatico. La città è situata sulla riva meridionale del fiume Brahmaputra, un fiume transfrontaliero e uno dei maggiori fiumi dell’Asia. Guwahati è un importante centro commerciale ed educativo ed è la terza città per rapidità di crescita in India. A Guwahati è presente una tangibile diversità etnica e religiosa che in alcune circostanze ha portato alla presenza di attentati terroristici e guerriglie.

Il progetto è iniziato come una collaborazione tra Microclima di Venezia e Periferry dei Desire Machine Collective.

La residenza si sviluppa al di fuori del sistema delle istituzioni artistiche e si basa sullo studio della città di Guwahati, dell’area circostante e delle sue peculiarità culturali.

E ‘stato chiesto agli artisti di concentrarsi sulla ricerca con l’intento di sviluppare iniziative in loco e scambi culturali. Il primo intervento di William West & Paolo Rosso, in mostra, ha avuto anche la funzione di chiave d’accesso al contesto per gli altri artisti coinvolti.

Il titolo della mostra deriva da un motto popolare Indiano in relazione alla pericolosità del traffico automobilistico.

In GOOD HORN, GOOD BREAK, GOOD LUCK è possibile vedere i progetti di Riccardo Banfi, Mario Ciaramitaro, Martino Genchi, Alessandra Messali, Matteo Stocco & Matteo Primiterra, William West.

Fino ad ora il progetto è stato autofinanziato.

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I found myself in Guwahati

Riccardo Banfi

Ecofestival 01; Leopardo

Dalla serie I found myself in Guwahati (2015)

Stampe a getto d’inchiostro, b/n e colore, 90×60 cm

I found myself in Guwahati è il diario visivo della mia esperienza a Guwahati. Le fotografie sono state scattate senza considerare un soggetto o un’espressione culturale precisi. Alcune rimandano ai miei lavori precedenti, dedicati principalmente allo studio della club culture europea, come quelle realizzate in occasione di matrimoni o delle celebrazioni per il Republic day o all’unico club cittadino, mentre altre descrivono ambienti urbani e rurali.

 

TWISTEDWHERE

Martino Genchi

In pochi minuti siamo sull’infernale tangenziale di Kokata. Un incredibile ammasso compatto e mobile di auto, bici, risciò, uomini e donne appiedati, camion, animali, autobus e motociclette. Ai lati della strada scorre di tutto, negozi, case in costruzione, campi circondati da immensi cartelloni pubblicitari, che si stendono per metri e metri in una luminosa linea continua. Piccole capanne con venditori, gente che si lava nelle pozzanghere, bambini, cani e motorette parcheggiate. In un punto enormi tubi giacciono da chissà quanto tempo ai piedi di alberi neri. Tutto questo scorre accanto a noi alternandosi in una composizione contorta per più di un’ora di lineare illogicità. Tutto è immerso nello smog e i fari delle auto si proiettano come misteriosi riflettori teatrali e drammatici, nel controluce interminabile di sagome fluttuanti.

 

A Strange Darkness

Mario Ciaramitaro

stickers, banner 400 x 167cm

In Guwahati, un angolo di pianeta fino ad allora a me sconosciuto, l’aria pesante, i rumori, i vicini, i passanti, tutto sembrava comporre una specie di storia dispersa. Nel 2013 questi elementi furono editati in una installazione temporanea costituita da tre segnali stradali dove veniva descritto un personaggio nella sua esplorazione quotidiana della città. Il progetto aveva come nome iniziale Route/Routine e aveva partiva dal desiderio di rendere familiare Guwahati raccontando al suo interno una storia di quotidianità.

A Strange Darkness (2015) è lo sviluppo dell’idea di un intervento narrativo nello spazio pubblico. Il testo “A strange Darkness came upon the world today. Those who are most blid now see.” è pensata per essere inserita nel contesto urbano come un frammento di una storia più grande, espansa e rivisitata dalle persone di passaggio. Nelle sue diverse forme, dagli adesivi ai manifesti stradali, il frammento, viaggia in diverse città, diventando un portale narrativo tra luoghi e persone. Il progetto sarà installato e ulteriormente sviluppato a Guwahati nel 2016.

 

Il bramino dell’Assam

Alessandra Messali

Emilio Salgari (Verona 1862, Torino 1911) fu un popolare scrittore italiano che, nonostante scrisse più di 200 storie di avventura ambientate in paesi esotici, mai viaggiò al di fuori dell’Italia. Lui traeva spunto e si documentava attraverso letteratura straniera, giornali, riviste di viaggio e enciclopedie. Nel 1911 Salgari pubblicò un libro (Il bramino dell’Assam) ambientato a Guwahati, territorio che in quel periodo era sotto il controllo dei colonialisti britannici. Il progetto Il Bramino dell’Assam traduce il libro in lingua assamese per poi riproporlo in uno spettacolo teatrale nel quale verranno evidenziate le incongruenze presenti tra testo e contesto. Lo spettacolo sarà prodotto e messo in scena a Guwahati nel 2016. 

 

Shatalol

Matteo Primiterra e Matteo Stocco

Il titolo è tratto da un’errata interpretazione di una parola spesso citata dai bambini del villaggio di Rajadwar. L’installazione video mostra alcune delle contraddizioni di una città, il cui territorio è diviso dal fiume Brahamaputra (secondo per dimensioni dopo il Gange). Anche gli abitanti vivono un dualismo generato dalla crescita incontrollata contrapposta alle tradizioni fortemente radicate in loro da una cultura antica.

 

Guwahati Bamboo Walkway

Paolo Rosso e William West

La passerella di Bambù si trova sulla riva nord del fiume Brahmaputra, opposta alla città di Guwahati, nello stato nord-orientale indiano dell’Assam. Anche se il suo sviluppo è stato avviato nel 2011, non ha una data definitiva di completamento.

In termini pratici la passerella di bambù serve come mezzo per arrivare l’ attracco dei traghetti di North Guwahati dal villaggio di Anandanager ma principalmente funziona come mezzo per potenziare la visione del possente greto del fiume Brahmaputra, offrendo un luogo di contemplazione che può ridefinire la visione della zona rurale.

La sua costruzione è anche uno strumento per le persone di culture diverse di condividere le rispettive differenze. Il termine Guwahati Bamboo walkway si riferisce non solo alla passerella vera e propria, ma a tutti gli eventi culturali e sociali da essa innescati.